Post elezioni. Ma siamo proprio sicuri che sia tutto oro quel che luccica?

Giovedì, 20 Febbraio 2014. di Franco Branca - Casa Sardegna Numero di letture: 1901

Post elezioni. Ma siamo proprio sicuri che sia tutto oro quel che luccica?

Ad un giudizio superficiale, spesso interessato e che comunque elementi di verità ne contiene, parrebbe che sia molto evidente chi ha vinto e chi ha perso queste elezioni. È indubbio che in democrazia non votare significa consentire a chi vota di scegliere e di decidere, ed è anche indubbio, per me, che in democrazia ciò che conta è la volontà della maggioranza degli elettori perché non ritengo che l’elettorato sia composto da persone incapaci di intendere e di volere.

Quindi, per sgombrare il campo da equivoci, concordo anch’io sul fatto che queste elezioni le ha vinte la coalizione guidata dal PD e che contestualmente le hanno perse il centrodestra guidato dal PDL, Sardegna Possibile con a capo la signora Murgia, la Coalizione del Popolo Sardo rappresentata da Mauro Pili, il Fronte Unito e la lista Zona Franca.

Ma rivedendo alla moviola lo sviluppo della battaglia politica negli ultimi mesi, non tutti hanno vinto allo stesso modo. Così come non tutti hanno perso allo stesso modo.

Chi ha vinto di più sono tutti coloro che hanno creato le condizioni per cui  vari partiti di matrice identitaria potessero aggregarsi alla coalizione, e tra questi in primo luogo i Rossomori, con in testa Gigi Muledda, ed i gruppi raccolti attorno a Don Cannavera. Contestualmente hanno perso tutti coloro che hanno creduto nel percorso delle primarie e nel suo risultato, rappresentato dalla candidatura della signora Barracciu.

Naturalmente i primi sono convinti di aver determinato la vittoria della Coalizione ma io sono più propenso a credere che il risultato positivo sarebbe venuto comunque, nelle condizioni che si sono concretamente verificate, e sono convinto che a fronte di un po’ di voti guadagnati con indecisi motivati dal voto “utile”  se ne sono persi almeno altrettanti da parte di tanti che si sono sentiti presi in giro dalla farsa delle primarie.

Per chiudere le considerazioni sul risultato elettorale, bisogna anche dire che tra coloro che hanno perso questa competizione è difficile fare una graduatoria: la signora Murgia ha dimostrato di essere un bluff gigantesco e le sue liste hanno evidenziato un radicamento sociale marginale, così come, peraltro, Mauro Pili è andato molto lontano dagli obbiettivi che riteneva possibili. Non hanno perso in modo devastante né il Fronte Indipendentista che, si sapeva, avrebbe fatto testimonianza, né Zona Franca, una lista rabberciata all’ultimo momento senza speranze.

Ma davvero la Coalizione di Centrosinistra, e soprattutto i partiti di matrice identitaria che ne fanno parte, possono pensare che lo scollamento esistente tra la situazione reale e quella rappresentata dal risultato elettorale sarà senza effetti?

E, soprattutto, crede davvero la Coalizione di Centrosinistra di poter disporre delle risorse necessarie per intervenire in modo determinante e positivo sui problemi e sulle esigenze della Sardegna rispettando i vincoli che derivano dalla politica nazionale e della UE?

Io, al posto suo, non dormirei sonni tranquilli.

Certo, è vero che i numeri della rappresentanza in Consiglio regionale dovrebbero consentire la stabilità della Giunta che verrà espressa, perché l’asse PD/SEL, col concorso dei “cespugli”, costituisce un punto di forza, e soprattutto è – per ora – inimmaginabile che tutti i partitini (leggasi consiglieri regionali), che hanno ingoiato di tutto pur di sopravvivere, nel caso di forti divergenze vogliano rischiare di andare a casa.

Purtroppo i rapporti di dipendenza dai partiti italiani e l’inesistenza di condizioni che possano consentire di aggredire  in modo risolutivo la situazione, non consentono rosee previsioni.

E dato che i problemi bisognerà pure risolverli dobbiamo rimboccarci di nuovo le maniche per mettere insieme le enormi potenzialità buttate via dalla cecità di piccoli leader di condominio che hanno dissipato una possibile vittoria vera, sia nel M5S che nel mondo indipendentista ed in quello variegato dei radical chic espresso da Sardegna Possibile.

I numeri, infatti, hanno dimostrato che se la cosiddetta “base” riuscisse ad imporre l’esigenza di unione e mettesse a riposo i cosiddetti leader “storici” e nuovi,  che in questa circostanza hanno dimostrato di non valere granchè,  le condizioni per creare una grande coalizione Sarda alternativa esistono tutte. 

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