Un progetto sardo per la Sardegna

Venerdì, 13 Settembre 2013. di Giorgio Asuni Numero di letture: 1183

Un progetto sardo per la Sardegna

Tutti i candidati per guidare la Regione Sarda alle elezioni del 2014: da quelli schierati per le primarie del Centro Sinistra, ai potenziali del Centro Destra, alla candidata di ProgReS e tanti altri ancora, parlano di economia, di sociale, di Insularità ( qualcuno ), di ambiente.
Tutti indistintamente.... sostengono che ci vuole piu' lavoro, piu' rispetto per l'ambiente; mettono in fila gli handicap derivanti da una bassa infrastruttura di rete che penalizza la Sardegna, che l'energia costa piu' cara che in altre Regioni d'Italia e via ancora altri titoli di un lungo elenco di LAMENTELE!!!

Tutti a destra come al centro e a sinistra urlano per la mancanza di lavoro e ognuno si esercita a dare le ricette miracolistiche, salvo non dire che i posti di lavoro vengono creati dallo sviluppo, dagli investimenti pubblici e da quelli privati, non nascono sotto i cavoli purtroppo. Sono le imprese, quando investono, che devono creare reddito e occupazione, tanto è vero che si perdono migliaia di posti di lavoro proprio perchè decine e decine di imprese cessano di esistere per colpa della recessione e della crisi che colpisce tutti i settori.
Per adesso mi pare che nessuno di loro affronti il tema cruciale del Sistema Italia e di quello Sardo che si traduce nella qualità istituzionale che determina l'ambiente e il contesto nel quale imprese, persone e Pubblica Amministrazione interagiscono.

Questo Sistema è totalmente sotto il controllo granitico di un'oligarchia autoreferenziale dell'apparato pubblico e di quello giudiziario. Un Sistema cosi ingessato non fa altro che aumentare gli sprechi, la corruzione, i tempi ogni volta che c'è da dare un'autorizzazione per costruire un ponte, una strada un canale o un investimento per una nuova iniziativa imprenditoriale o l'ammodernamento di una già esistente.

Sono ormai piu' lustri che l'Italia non cresce anzi ormai è piombata giu' nelle graduatorie internazionali in compagnia dei Paesi meno sviluppati al Mondo. La Sardegna è totalmente immersa in questo disastro Nazionale con una classe dirigente locale totalmente subalterna, allineata e soggetta alle decisioni romane. Basta guardare i dati che la Commissione Europea fornisce circa la misura della qualità dei servizi erogati dalla Regione e la capacità di spesa dei Fondi Europei che negli anni ( svariati settennati ) sono stati e sono assegnati alla Sardegna.

Ogni anno Bruxelles si porta via decine di milioni di euro di Fondi non spesi. Come è evidente tutto questo è totalmente nella responsabilità locale, non possiamo certo prendercela con Roma o con Bruxelles se non siamo capaci di spendere i soldi per lo sviluppo e la coesione sociale che ci vengono messi a disposizione dalla UE, ma dobbiamo prendercela solo con le classi dirigenti locali sia quelle politiche, quelle amministrative e quelle sociali, passate e presenti!!! Siamo, anche in questo caso, classificati come Sardegna al 168° posto su una classifica di 199 regioni europee.

Come è evidente c'è tanto da fare per puntare ad uno sviluppo economico in grado esso si di creare occupazione. Credo fermamente che queste dovrebbero essere le opzioni su cui costruire le alleanze per il Governo della Regione Sarda, alleanze chiare su un progetto di forte impronta innovativa e identitario, per questa ragione sono molto scettico che questo possa nascere su proposta delle classi dirigenti e politiche che in questi decenni hanno prodotto questo disastro economico e questo degrado sociale, è necessario un cambio di passo, un cambio di fase o la Sardegna rimarrà immersa nella palude del sottosviluppo.
Per fare questo non c'è bisogno di invocare o ricercare uomini o donne della provvidenza, c'è bisogno di un Progetto puntuale, equilibrato e rivoluzionario in senso progressita, libero dai lacci e lacciuoli con il quale il "Sistema" ha tenuto e tiene in ostaggio ogni forma e tentativo di rinnovamento e di riforme.

Ci sono uomini e donne Sardi nel mondo e presenti in Sardegna in grado di guidare coalizioni che siano espressione di un Progetto condiviso non la somma di esigenze di partiti, di gruppi di potere, o di un viso che buchi i monitor televisivi o in grado di fare titoli giornalistici. Il Progetto deve essere l'elemento in grado di rinnovamento, non il Candidato Presidente!!!
Quindi una cornice in grado di tenere assieme la base industriale e il suo sviluppo in un quadro di sostenibilità ambientale, un riordino e una qualificazione del settore energetico ( elettrico, termico e per autotrazione ) con alla base il vincolo dell'uso delle migliori tecnologie, di un suo reale fabbisogno scegliendo le fonti piu' idonee per produrla dentro un Piano Energetico Ambientale Sardo autonomo dalle pressioni dei grandi Players del settore.

Che contenga, finalmente, l'avvio delle opere di bonifica degli oltre 400.000 ettari di terreni rovinosamente inquinati da scellerate gestioni industriali e minerarie ( se solo avessimo avuto una classe dirigente che avesse avuto la libertà di rivendicare la riscossione delle accise sulla raffinazione del petrolio oggi pagate nei depositi nazionali piuttosto che in Sardegna avremmo disponibili circa 3 miliardi di euro per pianificare interventi di questa entità), che abbia l'ambizione di puntare con decisione, scienza e coscienza ad uno sviluppo turistico concepito pero' nella sua integrità di servizi connessi e di qualità dell'offerta.

Questi sono solo alcuni spunti utili di dibattito per la costruzione di un percorso che porti all'elaborazione di un Progetto per la Sardegna con connotati di forte identità e autonomia, cosa di cui dubito possa essere fatto da una classe dirigente che nei decenni ci ha portato allo stato attuale , né credo da coloro i quali nel giro di poco tempo potrebbero essere coinvolti in un terremoto politico-giudiziario coinvolgendo tutti i partiti presenti in Consiglio Regionale nelle ultime due legislature...col rischio paventato di altri Batman sardi... questa volta!!!

La gente è stufa del modo di fare politica di chi dirige i Partiti e le Istituzioni e questo porta ad un distacco pericoloso per la Democrazia, la politica è una cosa assolutamente indispensabile in una democrazia ma và data ad essa la nobiltà di cui necessita e la libertà per esercitarla .
Da troppo tempo il potere politico è condizionato da quella Oligarchia che ho detto in premessa, per questa ragione è ora di rinnovare, di portare avanti una rivoluzione progressista in grado di produrre una nuova classe dirigente, libera dai condizionamenti e che lavori per l'interesse generale e non per gli interessi di pochi autoreferenziati.

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