Tutto il resto è...fuffa.

Lunedì, 09 Marzo 2015. di di Franco Branca Numero di letture: 1287

Tutto il resto è...fuffa.

Caro Andrea. Permettimi di intervenire in punta di piedi e con tutto l'affetto che ho per te nella discussione con Vito. Una volta tanto (ogni tanto ci è capitato) non sono d'accordo con te e non ti riconosco nello stile dell'intervento che, mi pare abbia ragione su questo Vito, è un tantino schizofrenico (una variabile clinica dell'isteria): non ci trovo la tua abituale sobrietà e misura, quella che ti ha consentito di districarti per tanti decenni in rapporti, sempre complessi, con le tendenze che una volta sarebbero state qualificate come "revisioniste di destra" della sinistra tradizionale. Condivido abbastanza il senso delle critiche che ti rivolge Vito, da questo punto di vista.

Fra l'altro, tu sai molto bene – perché godiamo della tutela del tuo studio – che io sono firmatario di un ricorso contro la legge elettorale in quanto indipendentista e per conto di Casa Sardegna, e non è da te misconoscere questo dato.

Ma la sostanza è che nonostante sia ormai chiaro anche ai bambini che un cambiamento in senso socialista della società italiana sia impensabile al di fuori di uno sconvolgimento epocale a livello internazionale, come minimo a scala europea, tu e tanti altri compagni (anche io mi ritengo ancora tale) restate (coerentemente ?!) pervicacemente attaccati alla speranza di una prospettiva politica oggi razionalmente (e quindi politicamente) non credibile.
Una volta Bertinotti brillantemente disse che non vedeva perché se Andreotti e la DC erano autorizzati a credere all'esistenza del Paradiso, lui e i suoi compagni non fossero autorizzati a credere nella possibilità di creare, in un futuro non lontano, una società socialista. Mi pare che il tuo atteggiamento politico oggi sia molto simile a quello di Bertinotti: testimoniare la possibilità di un sogno.

Ed infatti oggi, come una volta insieme, (ma allora avevamo una prospettiva razionalmente – e quindi politicamente - credibile) la gente, quel popolo a cui ci siamo sempre proposti di fornire le nostre illuminate soluzioni, ti nega il consenso. E invece premia l'indipendentismo. Credo che possiamo anche finirla di parlare di sovranismo (è vera la doppiezza fuorviante del termine sottolineata da Adriano Bomboi). E premia le strutture consolidate di organizzazione del consenso. Premia l'indipendentismo e il grillismo chi vuole cercare una soluzione alternativa e premia i gruppi organizzati in partiti (sempre loro sono) chi non crede o non vuole il cambiamento.

Tu che sai leggere i dati elettorali al di là dei numeri lo sai bene. Il punto è se un militante della sinistra debba guardare con attenzione all'indipendentismo, riconoscendogli un valore ed una funzione progressista, democratica e libertaria – oggi, nel concreto - o se invece debba restare pervicacemente ancorato ad ipotesi che al massimo possono ottenere una gratificazione autoreferenziale in riunioni di sempre meno sopravvissuti.

La mia modesta opinione è che oggi – a livello internazionale – tutto ciò che si contrappone alla cosiddetta globalizzazione (un modo diverso di definire quello che una volta si chiamava imperialismo ?) ha una funzione progressista e democratica. L'affermazione del locale, delle molteplici identità culturali, delle peculiarità dei popoli, è per sua natura affermazione di democrazia. Sono convinto che la democrazia non si può esportare (come confermano Iraq, Libia, Siria etc solo per stare agli ultimi episodi) e sono convinto del rispetto della democraticità del principio dell'autodeterminazione dei popoli.

Gli schieramenti oggi – nel concreto, non nelle chiacchere dogmatiche – si devono leggere e qualificare per la loro coerenza rispetto ad una essenziale parola chiave: rispetto delle regole della democrazia, che vuol dire libera anche rispetto del diritto e della possibilità di autodeterminarsi. A livello internazionale ed a livello interno di collettività politicamente e istituzionalmente organizzate. Per questo non posso considerare democratiche, ma devo qualificarle come liberticide, le scelte politiche che si stanno traducendo in leggi reazionarie, che limitano la capacità di eleggere i propri rappresentanti e l'esercizio dei più elementari diritti democratici.

Per questo, invece, considero democratiche tutte le formazioni che si contrappongono allo strapotere dilagante, che nella nostra isola sono rappresentate dalle formazioni politiche antagoniste ai due maggiori poli surrettiziamente qualificati come di centrodestra e centrosinistra/sovranista. Il PD non è né vuole essere una formazione di sinistra. I sovranisti che gli baciano le pantofole stanno soltanto cercando (nella migliore delle ipotesi) di fare buona amministrazione.

Ma basta ? Penso proprio di no e tanti di loro, a parte i soliti arrivisti imbroglioni o leccaculo, se ne stanno accorgendo. Allora: vogliamo iniziare a pensare al dopo ? Inizia ad essere tempo di provarci. Come ? smettendola di essere ingenui e fessi, schierandosi con questo o con quel leader di turno, storico o meno non importa, e finalmente ponendoci l'obbiettivo di una grande coalizione indipendentista, composta da tante specificità, ma finalmente matura, cioè capace di elaborazione e confronto al proprio interno e di rispetto reciproco, sugli argomenti e sulle soluzioni concrete. Tutto il resto è fuffa o come diceva un cantante geniale ma un po' fuori dalle righe ... è noia.

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