Il nostro peggior nemico siamo noi stessi.

Sabato, 09 Novembre 2013. di Franco Branca - Casa Sardegna Numero di letture: 1688

Il nostro peggior nemico siamo noi stessi.

Invece che ricercare i motivi che ci uniscono, cerchiamo costantemente i motivi che ci dividono. Così non andiamo lontano. Nel mio ultimo intervento, su questo sito, ho spiegato qual è, a mio parere, lo scenario in cui ci muoviamo e cosa bisognerebbe fare per essere artefici del nostro futuro: realizzare il massimo di autodeterminazione possibile ed un nuovo patto sociale al nostro interno, fondato su una redistribuzione della ricchezza, più equo.

E' un'impresa che, a pensare bene a ciò che comporta, dovrebbe far tremare le vene nei polsi. Ed infatti molti sardi, nostri fratelli e sorelle, non credono alla possibilità che questa proposta possa essere condivisa dalla generalità delle persone e di conseguenza continuano ad accettare più o meno passivamente la linea politica dei partiti regionali rappresentanti di quelli nazionali.
Io, francamente, non mi sento di colpevolizzarli, anche se mi sono convinto che quella strada ci conduce inesorabilmente ad un lento e sistematico declino in fondo al quale non so cosa resterà di questa nostra povera e splendida isola e di noi sardi come popolo.

Ma quelli che tra di noi pretendono di avere maggiore consapevolezza e si propongono come guida in questo momento hanno un surplus di responsabilità, sia per spiegare i motivi delle proprie proposte sia per realizzare le condizioni che rendano le proprie proposte credibili.
Il sentirsi sardi (come popolo) probabilmente non è mai stato così diffuso. Se nella competizione elettorale si riuscirà a presentare un'unica coalizione di matrice identitaria, composta da tante liste – anche di diverso orientamento ideale - ma unita per contrapporsi alle proposte del centrodestra e del centrosinistra (che trasferiscono a livello regionale indicazioni e scelte romane) avremo una grande possibilità di vincere.

L'effetto moltiplicatore può essere gigantesco, perché i sardi capirebbero e premierebbero l'operazione. Di questo devono essere consapevoli i vari partiti e movimenti che anche questo fine settimana continueranno a riunirsi per proprio conto o in gruppi affini ma separati. Sta crescendo lo sport del "riunionismo frontista" ed in troppi stanno giocando a presentarsi come coloro che hanno la primogenitura nel sollecitare l'aggregazione, naturalmente sulle proprie posizioni.

E' un giochino puerile e ridicolo che non porta da nessuna parte. Il tempo per i posizionamenti tattici è finito. Ciascuno potrà presentarsi con la propria identità e con le proprie proposte concorrendo con gli altri, ma all'interno di una compagine che deve dimostrare di aver raggiunto il livello minimo di unità per essere credibile.

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