Allarme trivellazioni in Gallura e Anglona per un progetto di energia geotermica

Lunedì, 16 Settembre 2013. di Mauro Orrù - olbianova.it Numero di letture: 2386

Vincenzo Migaleddu (ISDE)

Se qualcuno vi dicesse che stanno per trivellare per oltre due km di profondità il terreno vicino a casa vostra per attivare energia geotermica che direste? Con questa domanda i rappresentanti degli 11 Comuni interessati dalla produzione geotermica, 9 dell'Anglona e due galluresi: Tempio e Bortigiadas, si sono riuniti due giorni fa a Martis, Comune centrale nel progetto che Geoenergy di Pisa intende realizzare con il placet della Regione Sarda.

 

In attesa di affilare le armi per la guerra è bene capire qualcosa di più e per questo motivo l'amministrazione di Martis ha dato incarico al radiologo, presidente dell'ISDE - Associazione Medici per l'Ambiente, Vincenzo Migaleddu di riunire in un dibattito i rappresentanti dei Comuni ed alcuni esperti nel centro polifunzionale "Sa tanca e sa bidda". Al tavolo dei relatori sono intervenuti i geologi Gianni Mandis e Lara Cadeddu.

La Geoenergy, con sede a Cascina in provincia di Pisa, intende trivellare la Sardegna per circa 800 Km quadrati, con trivellazioni a Siliqua (95 Km2), Cuglieri (118 Km2), Sedini (296 km2) e Martis (278 km2). In particolare, tra Anglona e Gallura l'azienda Pisana, nell'ipotesi che la Regione dia l'OK, potrebbe presto cominciare a perforare il terreno alla ricerca del punto giusto per produrre energia rinnovabile.

Per semplificare possiamo dire che per ogni intervento occorre trivellare oltre duemila metri in profondità per arrivare all'acqua calda a circa 100 gradi; spingerla in superficie per attivare con vapori e turbine, l'energia. Quanta? Pochissima. Perché il geotermico produce 100 milliwatt per mq di terreno mentre l'energia solare, con la stessa misura produce mille watt! Dunque, con l'utilizzo dei pannelli solari sui nostri tetti otterremo quantità di energia nettamente più elevate senza smuovere un centimetro di suolo. E soprattutto senza alcun rischio.

Su ciò che dal sottosuolo viene portato in superficie, infatti, ci sono parecchie incognite. La stessa Eni, nel sito divulgativo per la geotermica scrive: "Purtroppo, le cose in natura non sono così semplici e "pulite". Le acque che circolano nel sottosuolo raramente sono acque dolci: nella maggior parte dei casi si tratta di soluzioni saline altamente concentrate, spesso contenenti sostanze fortemente inquinanti e tossiche. Il vapore acqueo è in genere associato ad altri gas, come H2S e CO2, mentre nelle acque sono spesso presenti metalli pesanti o arsenico. Questa caratteristica, tra le altre cose, impedisce un uso diretto delle acque geotermiche: a causa delle caratteristiche chimiche combinate con le elevate temperature, queste acque sono fortemente aggressive e corrodono rapidamente le tubature e le attrezzature con cui vengono a contatto, per cui si rende necessario l'utilizzo di materiali speciali. Acque con queste caratteristiche, ovviamente, non possono nemmeno venire a diretto contatto con suoli e prodotti agricoli, animali o cibi e il loro uso deve necessariamente essere indiretto"

Per stare in tema, diciamo che la cosa appare piuttosto torbida tra arsenico, mercurio e idrogeno solforato. Altro che acqua calda. Giusto per puntualizzare la sigla chimica H2S significa appunto Acido Solfidrico. Grande inquinatore dell'aria che si conosce soprattutto per la puzza pestilenziale che produce. Ebbene, negli Stati Uniti la soglia tollerabile nell'ambiente è di 0,001 parti per milione. Lo stato Americano fissa uno sbarramento. Da noi invece è la stessa Geoenergy che fissa la soglia in 10 parti per milione. La Saras per il progetto Eleonora, sospeso fino al prossimo 31 ottobre, con perforazioni previste ad Arborea in materia di idrocarburi, fissa il limite a 2 ppm. Questo significa che nei Comuni di Anglona e Gallura il rischio per la salute di un abitante vale 10 mila volte in meno di un americano ma anche 5 volte meno di un oristanese!

"Mi auspico - ha detto Vincenzo Migaleddu - che Anglona e Gallura si ritrovino unite in questa lotta e mantengano l'integrità del territorio, contro progetti che non lasciano nessun tipo di ricchezza e mettono in serio pericolo la qualità ambientale. Non esiste alcuna concreta possibilità di prendere in considerazione il progetto della Geoenergy".

A Martis il fronte è apparso unito e fortemente motivato. Finita la fase esplorativa gli 11 Comuni elaboreranno un documento di intesa per rispedire il progetto energia geotermica al mittente, che sia Cagliari o Pisa.

Commenti (1)

  • Luciano Melis

    Luciano Melis

    21 Settembre 2013 at 06:59 |
    E' la prima volta che leggo di questo progetto e di primo acchito mi
    viene da pensare che in Continente, appena si viene a conoscenza di un
    grosso progetto, si pensa ai suoi possibili impatti sul territorio e
    si cerca subito di ostacolarlo. In seguito magari ci si informa anche
    meglio. In Sardegna, di solito, non reagiamo. Al massimo pensiamo:
    "Chissà che non ci esca un posticino anche per me/per mio figlio/per
    il mio elettore".
    Siamo fatalisti perché abbiamo conoscenza pressoché millenaria di
    sfruttamento del nostro suolo e sottosuolo da parte di mezza se non di
    tutta Europa (e oltre) ed è sempre andata a finire come qualunque
    persona onesta di mente può constatare: poche centinaia di stipendi
    (e alcune tangenti) restano in Sardegna con, alla fine, cattedrali
    sventrate e rugginose, stupri del paesaggio e inquinamenti di vario
    tipo. Escono dalla Sardegna materie prime di valore, valore aggiunto,
    professionalità, fiscalità (perché le società hanno sempre sede
    legale altrove) e poi... manodopera!
    Ora, se é vera anche solo in parte l'affermazione che l'energia
    prodotta col geotermico é risibile rispetto a quella da fotovoltaico
    dobbiamo se non altro farci venire qualche dubbio. Ad esempio: perché
    bucherellare un terzo del territorio sardo, non basterebbe fare un
    impianto pilota?. E' proprio vero che si cerca energia geotermica
    quando tutti sappiamo che in Sardegna non abbiamo nè faglie nè
    fenomeni vulcanici? Perché si concedono così facilmente le
    autorizzazioni ai sondaggi, abbiamo forse un Piano Regionale
    Energetico da perseguire? Chi utilizzerebbe altrimenti l'ipotetica
    energia prodotta? Cosa ne viene a noi di codesta attività che pare
    insensata?

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